Dal 2005
Un consorzio fondato sulla diversità, sugli standard e sull'artigianalità condivisa.
Secoli fa, quando la vita seguiva il ritmo delle stagioni, le colline del Piemonte erano già riconosciute per l'eccezionale qualità delle loro uve — molto prima che la scienza potesse spiegarne il motivo.
Fondato nel 2005, Nuove Realtà è un consorzio di aziende vinicole piemontesi con una visione condivisa: tutelare, promuovere e valorizzare il patrimonio di una delle regioni vinicole più celebri al mondo.
Ogni cantina associata è radicata in un terreno unico — argilla, calcare, marna o sabbia — che offre una propria distinta espressione della terra. Questa diversità è il cuore della nostra identità.
Dove la diversità diventa forza. Dove tradizione e artigianalità si incontrano in ogni bottiglia.

Commerciale & Distribuzione
Un portfolio curato del Piemonte.
Attraverso una supervisione tecnica ed enologica dedicata, selezioniamo i vini che meglio rappresentano il carattere di ogni cantina. Il risultato è un portfolio curato che offre un vero viaggio sensoriale nei vini del Piemonte — con logistica semplificata e fatturazione unificata.
L'Ecosistema del Vino
Quattro forze plasmano ogni bottiglia.
Nel 1675 Olivier de Serres scrisse che l'agricoltura comincia dalla conoscenza della natura del suolo. Tre secoli dopo, i nostri vignaioli lavorano ancora nella stessa equazione — dove suolo, clima, vite e mano dell'uomo si incontrano, l'origine diventa vino.
Suolo
Marne calcaree, sabbie e argille — la memoria geologica delle colline piemontesi.
Clima
Continentale con influenze alpine e marittime: inverni freddi, autunni luminosi, nebbie mattutine.
Vite
Solo vitigni autoctoni — Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Moscato, Timorasso, Cortese, Arneis, Ruchè.
Fattore Umano
Vignaioli di famiglia, saperi generazionali, vendemmia a mano, misura in cantina — l'interprete del territorio.
Origini dei vitigni
Nove vitigni, mille anni di storie.
I vini del Piemonte non sono nuovi. Erano sulla tavola di Luigi XIV, nelle lettere di Cavour, negli scritti degli storici latini. Un piccolo compendio — un paragrafo per ciascun vitigno che le nostre cantine coltivano oggi.
Barolo
N.01Già nel Medioevo il Barolo era considerato un vino regale — si dice fosse spesso sulla tavola di Luigi XIV e amato da Re Carlo Alberto e da Camillo Benso Conte di Cavour, che ne curò di persona la produzione, ottenendo un Barolo capace di reggere il confronto con i migliori vini francesi. All'inizio dell'Ottocento Papa Pio VII lo teneva sempre a disposizione.
Barbaresco
N.02Lo storico Tito Livio citò questo vino nelle sue opere sull'antica Roma. La tradizione vuole che i Galli scesero in Italia attratti dall'eccellenza del vino Barbaritium, poi Barbariscum, infine Barbaresco. Il Barbaresco secco come lo conosciamo fu pienamente definito solo nella seconda metà dell'Ottocento.
Nebbiolo
N.03Il nome richiama la nebbia mattutina tipica del periodo della vendemmia. Un monaco, si racconta, svegliandosi trovò la sua vigna avvolta dalla nebbia e la interpretò come un monito divino. Quando la nebbia si diradò, gli acini bagnati di rugiada brillavano al sole. Un documento del Castello di Rivoli cita il Nebbiolo già nel 1268; nel XV secolo il Vescovo di Torino pretendeva che gli affitti ecclesiastici fossero pagati in botti di Nebbiolo.
Barbera
N.04Testimoniato per la prima volta in un documento seicentesco di Nizza Monferrato, e poi nel 1798 nell'ampelografia piemontese del Conte Nuvolone. Gli ufficiali dell'esercito sabaudo elessero il Barbera come 'compagno valoroso'. Carducci lo definì «nobile e generoso, un vino capace di rendere forti e potenti».
Dolcetto
N.05Menzionato ufficialmente a Dogliani nel 1593, in una delibera intitolata «Ordini per le vindimie» — prova che alla fine del XVI secolo il vitigno era già coltivato. Alcuni storici lo fanno risalire ancora più indietro, ad alcuni borghi delle Langhe intorno all'anno Mille.
Moscato d'Asti
N.06Gli Statuti del Comune di Canelli citano i vitigni di Moscato nell'Astigiano già nel XIII secolo. Giovanni Battista Croce — orafo milanese alla corte del Duca Carlo Emanuele I di Savoia — è ricordato come padre del Moscato d'Asti: perfezionò lo stile dolce, aromatico e poco alcolico e nel 1606 pubblicò un piccolo trattato sulle eccellenze dei vini piemontesi.
Arneis
N.07Documentato per la prima volta nel 1471 — «arneis sul bricco di una collina». Nel Settecento la sua produzione era già diffusa e alcuni speziali lo usavano come base per il vermouth. Fino a pochi decenni fa veniva bevuto in versione dolce per rallegrare le donne e festeggiare gli ultimi giorni di carnevale.
Grignolino
N.08Il nome deriva da grignole — parola dialettale per i vinaccioli abbondanti di questo vitigno — o forse da grignare, «ridere». Prima menzione alla fine del XVII secolo, ma probabilmente già usato per i «chiaretti» del Cinquecento. Re Umberto I lo preferiva a ogni altro.
Ruchè
N.09Nato sulle colline a nord-ovest di Asti — l'antica Castagnolis Casalensis, oggi Castagnole Monferrato. Il nome deriva da roncet, una degenerazione virale locale a cui la vite si dimostrò molto resistente. Cresce solo in una stretta fascia di suoli calcarei aridi ad alto irraggiamento solare; oltre quei confini, non si produce Ruchè.